Mai e poi mai avrei…
Mai e poi mai avrei creduto di poter avere una storia così folle io, così giovane, tanto che i miei genitori pensavano giocassi ancora con le bambole; io, che avevo scoperto tanto presto il sesso e tutte le bellezze che esso ha con sé; io, Mirena mi ritrovai complice, artefice, padrona dei sensi di mio cugino nnNon so dirvi bene per quale assurdo motivo, o per quale perversione, fosse nato questo gioco: il nostro primo incontro era certamente nato dall’istinto, l’impulso che ti prende la mente, la attanaglia…che non ti permette di scindere il giusto dall’errato…Stavamo sbagliando tutto?! nnIl dubbio ci prese. Fabio per un po’ preferì ignorarmi e i miei zii credettero alla balla dello screzio non potevano neppure immaginare quali oscuri atti e quali peccaminosi pensieri si celassero dietro le nostre menti pensierose. nnLa cosa che complicava tutto era che, come tutti gli anni, Fabio ed io dormivamo nella stessa stanza, con i letti vicini e se questo ci aveva fortemente ispirato nelle notti insonni per il caldo e l’eccitazione, certo ora ci opprimeva allo stremo. nnUna mattina mi alzai presto e notai che Fabio non era nel suo letto: questo era fatto, ben custodito; di lui nemmeno una traccia non dissi nulla agli zii, per paura di creare litigi e fastidiose discussioni: avevo ben altro da risolvere!! nnUscii. Mi ritrovai a vagare per la città senza una meta precisa, senza un’idea di dove stessi andando. Solo il cuore mi guidava: mi sentivo come in estasi e lasciavo che le mie gambe mi portassero dove sapevano dopo un’ora di cammino, sotto il sole che si faceva sempre più cocente, con la fronte sudata, i capelli raccolti dietro la nuca e le goccioline d’umori che scendevano dietro al collo, mi ritrovai dalla parte opposta della località marittima in questione. C’era un pontile e molte barchette attraccate. Ora avevo l’immagine chiara di dove fosse Fabio: sapevo esattamente dove trovarlo. nnDa piccoli, di nascosto dai nostri genitori, venivamo spesso fin qui a chiacchierare e a prendere il sole, lontani dallo sguardo inquisitorio dei vicini d’ombrellone ricordo che proprio dietro allo scoglio sulla destra, in una piccola insenatura, della spiaggia, Fabio mi convinse a prendere il sole in topless mi vergognavo da matti: come poteva chiedermi di spogliarmi di fronte a lui? Di mostrare i miei seni ai suoi occhi? Ma lui, con la voce calda che fin da piccolo sapeva impostare al momento propizio, venne alle mie spalle e, con un gesto semplice e delicato, sganciò il mio reggiseno, lasciandolo scivolare sulla pelle morbida ricordo i brividi che mi percorsero la schiena al contatto col suo petto e l’emozione nel liberare i miei ancora piccoli e ingenui seni, mai sfiorati dalla luce del sole, né, tanto meno, dalle mani di un uomo nnMentre seguivo questi pensieri m’indirizzai come un automa verso l’insenatura: Fabio doveva essere là. nnLo trovai accoccolato sul telo, sonnecchiante, con le sue splendide forme baciate da quei raggi mattutini mi avvicinai a lui: sapevo che non mi voleva accanto a sé, per questo si era alzato mentre io ancora dormivo! nnEro stanca di questa situazione, non potevo pensare di dover trascorrere ancora due mesi con questa angoscia, con l’impossibilità di parlare, di aprirmi a lui avevo bisogno di spiegazioni! nnNon si era accorto della mia presenza ed io mi accostai a lui piano, con dolcezza. Passai una mano sul suo capo e scesi sulle spalle. Si destò. Mi guardò senza parlare i suoi occhi parlavano chiaro, mi parlavano al cuore. Capii che aveva pensato a lungo alla nostra condizione, agli incesti consumati nella sua casa paterna, nella macchina alle complicazioni che questi avrebbero portato tra noi, con i genitori, con i nostri fidanzati tutto terribilmente strano e assurdo. nnSi sollevò e mi guardò fissa negli occhi. I capelli spettinati dalla brezza mattutina rendevano il suo sguardo sensuale: lo desideravo con tutta me stessa! Accostai le mie labbra al suo volto e lo sfiorai con delicatezza quel luogo e i ricordi ad esso legati mi riportavano all’infanzia, ai giochi, ai castelli di sabbia alle prime attenzioni, alle carezze un istinto prepotente m’indusse ad abbracciarlo, a stringerlo forte, per trovare quella sicurezza che ormai era venuta meno. Sentii allora le sue braccia chiudersi intorno alla mia vita, le sue mani risalire verso le spalle era quello che più desideravo: amore, dolcezza. Non m’importava della trasgressione! Non parlò: mi accarezzò il viso e lo accostò al suo; poi, con una dolcezza inaudita, prese a baciarlo ovunque la fronte, gli occhi, la punta del naso, le guance, le tempie e ancora e ancora le labbra giunsi al contatto delle sua lingua con la mia e fu come una pace ritrovata disse solo:” ti desidero ”. Non c’era altro da aggiungere! nnFece scivolare le sue mani forti sul mio corpo esile, accarezzò ogni luogo: mi sentivo sua! nnNel profondo avvertii il desiderio crescere. Mi lascia andare sulla sabbia: era lui a condurre il gioco e lo lasciai fare, non m’intromisi in alcun modo! n nnSfilò dolcemente il mio vestitino e, mentre lo faceva scendere, passava la lingua millimetro per millimetro scostò piano il costume: i capezzoli erano già turgidi tanta era l’emozione! Prese a succhiarli dapprima con dolcezza, poi, sempre con maggiore vigore, forza l’eccitazione saliva e i nostri corpi si trovarono presto aggrovigliati come durante una lotta, in cui si vince in due. Mordicchiava la punta, mentre con una mano strizzava la mammella nnAvevo brividi in tutto il corpo! Lui, steso sopra di me, si muoveva piano, impercettibile, ma ad ogni suo gesto, sentivo il suo sesso crescere, salire, farsi duro conoscevo bene quella sensazione, ma ora era diverso: lui era parte di me! nnLo sentivo gemere, contraeva i suoi forti muscoli, provocando forti vibrazioni cercai di sollevarmi. Lo feci stendere: volevo rendergli quelle stesse sensazioni! nnLa mia lingua roteava sui suoi capezzoli, messi in evidenza dalla contrazione dei pettorali niente di più seducente si poteva offrire ai miei occhi continua a scendere, più giù, in basso… fino a quel tenero ombelico, dalla forma perfetta lo leccavo, piano con dolcezza, senza alcuna fretta avevo tutto il tempo per prendermi quello che c’era da prendere la gioia crebbe di più quando avvertii che Fabio muoveva il bacino, simulando un malizioso amplesso con il mio seno: aveva tirato fuori il pene ed io lo avevo lasciato fare ora lo muoveva tra le mie tette con passionalità, godendosi ogni gesto; strinsi il seno intorno a lui e leccai avidamente le vene del pube seguendo il loro corso giunsi fino alla base del suo grosso e turgido membro, che attendeva con ansia le attenzioni della mia avida bocca al primo tocco della mia lingua, Fabio contrasse i muscoli, spingendo dentro la punta lo masturbavo con i seni e con la bocca era mio, solo mio dal profondo sentii il bisogno di essere penetrata da quel sesso cercai di sollevarmi, ma Fabio trattenne la mia testa e disse ”Ancora un po’!” nnLo guardai e lo vidi in preda al godimento sfrenato che solo un’abile bocca sa regalare Continuai ancora a succhiare, mordere, strizzare tra le labbra il bel pene familiare e presto avvertii i sintomi del suo orgasmo mi fermai non potevo permettere che venisse così: lo desideravo con tutta me stessa nnMi stesi accanto a lui ed attesi che si fosse po’ calmato non appena il respiro si fece più regolare, Fabio mi guardò fissa si inginocchiò davanti a me, senza parlare: continua va a guardarmi aveva superato ogni ritegno con il pene eretto in vista, allargò con forza le mie gambe e, scostato il costume, m’infilò dentro la sua virilità spinse fino in fondo guardandomi negli occhi aveva acquisito un forte carisma su di me ed ora ero pronta a seguirlo nella folle corsa verso la cima del piacere nnSpingeva, spingeva piano, lentamente, ma molto a fondo: mi sentivo piena di lui, carne della mia carne il caro vecchio missionario emozionava profondamente i nostri corpi: la possibilità di continuare a guardarci negli occhi, per vedere fino a che punto si potesse arrivare con quella dolce tortura ci estasiava nnSpinse più forte, due tre quattro colpi che sembravano volermi sfondare e poi, di nuovo piano stringevo forte i muscoli vaginali: doveva sentire di essere mio! nnSi sollevò da me mi prese le gambe e le pose da un lato non era uscito! Spingendo e aderendo al mio corpo, mi fece mettere carponi si sedette sui talloni e mi fece accomodare su di lui; sentivo i testicoli sul clitoride e lui lo sapeva quanto mi facesse morire tale stimolazione si muoveva piano, perché io godessi di ogni spostamento di quelle piccole mele sotto di me la penetrazione era totale ed io non capivo più ciò che era intorno a me. Sentivo che l’orgasmo stava arrivando ed era meglio prepararsi ad accoglierlo! nnFabio riprese a muoversi con formidabile decisione dentro fuori, dentro fuori colpi forti e possenti, colpi lenti e profondi .passionalità e perversione tutto riassumibile in un’unica parola: INCESTO! nnLo sentivo gemere, rantolare, godere fin dal profondo era mio! Ed io ero la sua preda, la sua vittima l’oggetto del suo desiderio! nnI gemiti divennero urletti e gridolini: la sua voce calda mi riempiva l’anima mi sembrava di sentire perfino il rumore dei nostri genitali che si contorcevano tra loro e sotto: le onde che si infrangevano sulla spiaggia i nostri colpi brillanti di sudore il sole che scottava il nulla! nnSolo l’oblio dell’orgasmo continuavamo a muoverci nnIl mio bacino seguiva tutti i suoi movimenti: s’incontravano quando lui spingeva e si lasciavano subito dopo entrava ed usciva entrava ed usciva .senza tregua . nnLa ragione non seguiva più tanto piacere aveva lasciato spazio all’istinto animale nnEd eccolo il piacere arrivare, con prepotenza: contemporaneamente ci stringemmo! Fabio cinse la mia vita e spinse con una forza che sembrava mi spaccasse ma il piacere che ne provai, lo ripagò di tanto sforzo! Contrassi tutti i muscoli e lo trattenni dentro il più possibile: ad ogni getto di sperma, corrispondeva una sua contrazione m aveva riempito nnRestammo stesi sul fianco lui ancora dentro di me, finché il pene tornò alla normalità raccolse allora con una mano i nostri umori grondanti dalla vulva e li portò alla mia bocca leccai la sua mano che sapeva di noi . nnCi baciammo ancora e restammo lì, nudi, abbandonati sulla sabbia, perpetrando quel gesto fino all’ultima goccia: ora sapevo che, per lui, ciò significava diventare tutt’uno ed era ciò che entrambi volevamo




